"Non siamo davvero solisti nemmeno nella nostra vita, ma la scena di un dialogo a più voci, tutte, purtroppo, forse, dello stesso valore".
( Göran Tunström )


giovedì 26 maggio 2011

Couple: Lukas & Darius



Saga: Silver Tree Palace
character: Lukas Van Axel, Darius Jones

...Stay Tunned

giovedì 23 dicembre 2010

L'importanza delle Tradizioni

Approfittando di un'uscita per consegnare dei lavori, sulla strada del ritorno mi fermo all'iper di fiducia, che in questi giorni indaffarati, tra Draghi e Dame lussuriose, organizzare il tempo per la spesa - mera sopravvivenza niente di superfluo- diventa più complicato di un ménage à trois clandestino di cui tutti, tranne uno, sono a conoscenza.
Afferro il carrello con ferocia come se stessi guidando un cingolato pesante pronto a travolgere chiunque si metta sulla mia strada tra il poco tempo a disposizione e la lista della spesa ben impressa in mente.
No, non saranno quelle decorazioni sbrillucicanti che tutti vogliono accaparrarsi a rallentarmi, nè il percorso ad ostacoli messo in atto dai commessi tramite muraglioni di cemento armato rivestiti di tavolette di cioccolato in tutte le varazioni di gusto possibile, e neppure quei torroncini sfiziosi che rivestono il pavimento come tante bucce di banana sulle quali scivolare. Sfonderò il muro di contenimento del gruppone delle casalinghe chiattone e pettegole che si litigano l'ultima offerta del Paghi 1&Svuota lo Scaffale, non mi farò intenerire dalla coppia di vecchiardi che bloccano il traffico della corsia andando a 1 km all'anno, swroom! bonk! - ops!, devo aver tirato sotto un gatto. Forse.
Eccola lì la perfida, la commessa in castigo che deve costringere i clienti a comprare il latte fresco per avere in omaggio lo yogurt in scadenza, cerca di fare la furba per tendere un'imboscata a tradimento mimetizzandosi con l'angolo dello scaffale, ma si è dimenticata che quello che ha lì vicino è lo scaffale dei sughi & pelati e per non essere notata avrebbe dovuto spostarsi verso il reparto dei cioccolatini, dal momento che sembra rivestita con la carta dei Ferrero Rocher.
"Latte fresco per lei signore e due confezioni di yogurt Tutti Frutti in omaggio che le fanno tanto bene!" gracchia luminosa come un Gianduiotto gigante l'Arpìa tentatrice.
"No grazie, sono già acido di mio, al naturale", rispondo, ma nel mentre vengo distratto da un avvallamento che fa deviare, per un attimo, il dritto procedere del carrello-cingolato. Ma tu guarda che incivili, chi avrà mai gettato per terra tutta quella stagnola dorata come se fosse carta straccia!
Controllo il tempo rimasto a disposizione, spunto i prodotti messi nel carrello dalla lista e mi avvio verso la fine della mia impresa. Panettoni? No, non mi interessano i panettoni.

!!!
Le scatole di latta nuove della Gatta Malefica!
Devo assolutamente prenderne una, ci vorrà un po' di tempo a selezionare la migliore perché sicuramente qualcuna è ammaccata, ma è Natale, siamo tutti più buoni e poi certe tradizioni vanno mantenute: sarà il mio piccolo segreto inconfessabile.
Voglio quella Fuxia tempestata di strass rosa! Chissà come starà bene assieme all'altra!

Un saluto caro a tutti gli amici che sono passati a trovarmi qui in questo ultimo periodo silenzioso, a quelli che sono capitati per caso e poi si sono affezionati e sono diventati per me nuovi amici e pure a quelli che sono arrivati e si sono allontanati velocemente, questi ultimi è meglio perderli!
A tutti comunque un augurio di Buone Feste qualsiasi sia il valore personale che ogniuno di voi associa a  questi giorni.



lunedì 8 novembre 2010

metti un finocchio a cena..

Confesso che non avrei voluto scrivere di questa storia, uno dei soliti tentativi squallidi del più grande mezza tacca degli ultimi 150 anni di buttare fango addosso agli altri per far passare in secondo piano lo sporco che si ritrova addosso.
I nemici me li scelgo e proprio in virtù di questa scelta riconosco a loro una sorta di dignità: a certi altri posso concedere solo indifferenza perché per me non valgono niente e come tali li considero, è anche per questo motivo che non volevo scrivere di questo fatto.
Ho deciso di farlo perché ho ricevuto un invito a partecipare ad un'azione di dissenso attraverso un'iniziativa nata ad hoc per questo fatto.
Qualcuno di voi sa già che oltre a questo blog io ne ho un altro creato appositamente per dare voce  alla mia passione di cuoco pasticcione, LaCaloriaSolitaria, creato poco più di un anno fa dopo che già da un po' di tempo bazzicavo nel mondo dei Food blogger come semplice appassionato e sporadicamente commentatore.
Ho scoperto un mondo che non mi aspettavo che fa girare numeri enormi sotto tanti punti di vista ma dove soprattutto si instaura una sorta di complicità tra i vari blogger a seconda della sintonia: colpisce la voglia di condivisione che non è soltanto uno scambio di semplici ricette perché queste diventano un tramite per uno scambio culturale e umano che, in alcuni casi è molto profondo ed intenso.
La tipologia di persone che compongono questa categoria di blogger è piuttosto eterogenea: si va dalla casalinga con bambini al pensionato che finalmete trova il tempo di coltivare più approfonditamente la sua passione, da quelli alle prime armi con i fornelli ai professionisti della ristorazione. E' uno spaccato molto interessante della società che ha in comune la passione per il cibo e la cucina.
Da una di queste persone è partita l' iniziativa denominata "Metti un finocchio a cena - Buon appetito Mister B."
che invita tutti i food blogger e chiunque voglia partecipare a proporre per il giorno 10 novembre una ricetta con il finocchio tra gli ingredienti da usare, per esprimere simbolicamente il proprio dissenso verso questo fatto di cronaca specifico e più in generale contro un clima di omofobia che diventa sempre più intollerabile.
Io ho deciso di appoggiarlo perché parte dal basso, da quella base fatta di persone comuni che molto spesso temiamo non siano per nulla sensibili alla nostra causa. Evidentemente il limite è stato oltrepassato anche per loro. Questo post era per segnalarvi l'iniziativa, quello specifico lo pubblicherò nell'altro blog il giorno mercoledì 10 novembre 2010.



giovedì 7 ottobre 2010

Vanity Fair_40/B_Special Edition


Le parole sono importanti e andrebbero sempre scelte attentamente perché definiscono un concetto ed evitano i fraintendimenti, anche quando sembrano superflue e, soprattutto, quando sono gli altri a sceglierle al posto nostro. Alcune sono caricate di silenzi, sottintesi e paure irrazionali, fino a farle diventare simili a dei fardelli pesanti da portare, spesso, in solitudine. Ma a guardarle bene ci si rende conto che a volte basta semplicemente prenderle, scuoterle e liberarle dalle sovrastrutture che le snaturano e indossarle sentendosi improvvisamente più leggeri e liberi dalla necessità di definirsi.
Dopodiché ci si può permettere anche di ridere un po' di sè stessi.
Questo numero speciale di Vanity Fair è dedicato a Tiziano Ferro per il suo coming out, al quale esprimo la mia solidarietà e stima in forma di dichiarazione mediatica glamorous, stylosa e ironica come la sua.

P.S. Cliccando sull'immagine potrete vederla ad alta definizione

mercoledì 22 settembre 2010

L'insostenibile leggerezza dell'essere

Correre, correre su per le scale trattenendo il respiro e sentire le mani che afferrano la maniglia della porta come se fossero artigli di rapace conficcati nella preda, cercando di resistere, ancora un po'.
Entrare in casa e non sentire quasi più la forza nelle gambe e fare attenzione a non sbattere sugli angoli dei mobili,  appoggiarsi alle pareti per non cadere e sentire il respiro sempre più affannoso come se l'aria mi soffocasse. E i bagliori bianchi, negli occhi, che poco a poco diventano nebbia che avvolge tutto il mondo, trasformandolo in un bozzolo ovattato senza forme e suoni. Ma il letto è lì, lo sento, sotto le mani tremanti che cercano l'appoggio, e finalmente posso lasciarmi cadere.

Svegliarmi, all'improvviso, e non capire più quanto è durato l'oblìo dello svenimento e se, e quando, è diventato sonno. E rimanere lì, come sospeso, a chiedermi se non sia stato solo un sogno: perchè non mi capacito di questa luce magica che filtra tra le ciglia socchiuse, fino a quando apro bene gli occhi e la vedo.

Bellissima, luminosa, stagliata su uno sfondo quasi trasparente perché privo di nubi, una luna piena completamente svelata, rotonda e pura. M' illumina con i suoi raggi argentei che passano attraverso la finestra aperta, intrufolandosi tra le maglie del tessuto delle tende, entrando a viva luce dai trafori dei ricami.
Ed io mi sento ancora in balia tra due mondi, e mi ritrovo a lottare tra il desiderio di prolungare questo momento e l'irritazione di sentirmi così leggero, come sospeso, un po' svaporato.


Frenate eventuali preoccupazioni sul mio stato di salute, chi mi conosce bene lo sa già, chi non mi conosce sappia che questo è stato solo uno dei tanti svenimenti che costellano la mia vita. Non avvengono a caso, c'è sempre un motivo, ma il più delle volte è così banale che non vale nemmeno la pena raccontarlo.

lunedì 13 settembre 2010

il telefono, la tua voce.

Sottotitolo: Cronaca telefonica di una disavventura qualunque. 


Driinnn!!!
-CassaInacessibile Italia buongiorno. Sono Ilaria, come posso esserle utile?
-Buongiorno, ero interessato a rivedere il piano di ammortamento del finanziamento che ho stipulato con voi, ma avrei necessità di alcuni chiarimenti.
-E' gia nostro cliente?
-Certo! (è ovvio no!)
-Il suo nome per favore!
-Asa_Ashel Bannet
-La data di nascita?
-(ma ti sembrano domande da fare?) Si, proprio quella!
-il suo indirizzo?
-via delle Fate, 13 
-Località?
-Segreta_Land


Rumore in sottofondo, qualcosa che cade, una sedia, una raccolta di elenchi telefonici o un collega che si schianta addormentato sulla tastiera. Borbottio, risatine, festa a sorpresa?

-Pronto!?!
-Si, mi scusi abbiamo avuto un piccolo problema tecnico. Mi può passare il signor Asa_Ashel Bannet?
-Sono io!
-Ah!
-.....
-Pronto!?!
-Codice fiscale?
-Un istante che lo prendo (ma che palle, ma ce li avete già questi dati!!!) ecco: ABCDEFG12345
-Allora, Asa_Ashel Bannet, nato a CENSURA, il DOPPIA CENSURA. E' corretto?
-Si
-Mi può dare il numero del contratto?
-certamente! 000555888356
-Bene. E' un finanziamento erogato nel 2008
-Si, volevo rivedere il piano di ammortamento e...
-Mi passa il signor Asa_Ashel Bannet?
-Sono io! (ma questa ci è o ci fà)
-Ah! ...(grugnito o rumore molesto non identificato)

In sottofondo ticchettio forsennato di tastiera, cornetta posata senza particolare grazia su un piano di lavoro e cambio di strumento di comunicazione, probabilmente cuffie con microfono. Dalla mia parte rumore in sottofondo di testa che sbatte sulla scrivania di uno che si chiede se si può perdere tutto questo tempo per avere un'informazione su una modifica contrattuale.

-Pronto, Ilaria c'è ancora?
-Si, eccomi: allora, i dati del finanziamento sono corretti ma il tipo di informazioni che mi chiede sono strettamente personali e posso parlarne solo con il titolare del contratto.
-Sono io il contraente.
-Ah! ... un istante in linea prego!

Mi mette in attesa e parte il motivetto musicale osceno che mi fa girare ampiamente i cosidetti. Squilla il cellulare, ci mancava solo quello, numero riservato, chi cavolo sarà mai? Mi ritrovo con due telefoni da gestire ed un solo orecchio funzionante. Decido di rispondere visto che dall'altra parte sono ancora in attesa.

-Pronto!
-CassaInacessibile Italia buongiorno, il signor Asa_Ashel Bannet per favore!
-Sono io!
-click.....(chiamata interrotta)

Ripasso al fisso e sento che Ilaria riprende la linea.

-Ma era lei che mi chiamava al cellulare?
-Si, ero io. Senta, lei mi sta prendendo in giro e sinceramente lo trovo poco corretto.
-Ma di che cosa sta parlando?
-Io non so chi sia lei, forse la madre o la sorella o la fidanzata e non so nemmeno perchè sta facendo tutto questo, ma sicuramente lei non è Asa_Ashel Bannet. Mi sta facendo perdere deliberatamente del tempo. Per cui io non le darò nessuna informazione.
-Ma le pare che io abbia voglia di stare qui a perdere tempo? Perdipiù sto lavorando anch'io e non  mi sognerei mai di farne perdere agli altri mentre stanno lavorando. Io sinceramente non so più cosa fare per dimostrarle chi sono, le ho dato tutti i dati, strettamente personali, che mi ha richiesto cosa vuole di più? Senza contare che le modifiche contrattuali da me richieste vanno nei vostri interessi non nei miei, quindi non avrebbe molto senso prenderla in giro, e perché poi, manco la conosco. A questo punto lasci stare, mi rivolgerò ad un ufficio abilitato di zona o, meglio ancora, alla concorrenza.
-Lei non è il signor Asa_Ashel Bannet!
-E in base a cosa lo deduce?
-Dalla sua voce! ... click!
-.............

In sottofondo per circa una mezz'ora, la mia risata sguaiata. Sono fatto così, di fronte a certe ottusità non posso fare a meno di cogliere la comicità di certe situazioni paradossali.
Fraintendimenti, causa voce telefonica, me ne sono capitate a non finire, dai vecchi babbioni che facevano i marpioni convinti che dall'altra parte ci fosse una dipsonibile, a tutte quelle volte che mi davano della signora con mio grande disappunto, signorina sono. Dalle amiche che cercavano informazioni dei loro appassionati facendo parlare me con le suocere in divenire spacciandomi per amica d'infanzia dei loro figlioli, ci cascavano sempre tutte, quanto mi sono divertito allora, a quella sera che mi sono chiuso fuori casa lasciando le chiavi all'interno e ho dovuto chiamare i pompieri che sono arrivati in pompa magna  come tanti cavalieri sul  (grosso e rosso) destriero, convinti di salvare dalla disperazione chissà quale sprovveduta donzella, con Evarista accanto a me che ghignazzava come una stronza sulle disgrazie dell'amika cara.
Ma essere accusato di non essere io non m'era mai successo: mi si è aperto tutto un nuovo mondo di possibilità, anche se, un paradosso la mia voce ce l'ha: chi mi conosce mi riconosce subito con un semplice ciao. Ecco, con loro non potrei barare.

martedì 31 agosto 2010

granelli di sabbia

Lo sento sul viso il suo calore, a tratti violento altre volte semplicemente caldo. Lo sento che mi scava il volto, che mi asciuga i liquidi, che mi colora d'oro, questo sole di fine agosto.
La situazione qui in spiaggia è molto calma: ci si sdraia al sole, ci si spalma insistentemente la crema protettiva sulla pelle, insistendo con dei massaggi prolungati nel tentativo di dare corpo a desideri di carezze di altre mani.

Ci si annoia anche, le sigarette si consumano alla velocità del vento e allora in qualche modo ci si distrae, si cerca di cogliere lo sguardo più curioso, si indugia ad osservare un corpo esposto al sole, ti tenta di carpire parti di un pettegolezzo dall'ombrellone vicino; qualsiasi cosa pur di movimentare una giornata che sembra variare soltanto dalle folate di vento sulle dune sabbiose.
E in sottofondo il rumore del mare, sempre uguale ma allo stesso tempo cangiante, e pare che ogni onda trasporti un suono, come un canto di mille voci che sembra cullare il tempo.

L'aria però è carica di attesa, come se tutti aspettassero un segnale che dia il via alle danze, come se tutta questa umanità esposta al sole nascondesse un istinto predatorio, un accumulo di energia sensuale che potrebbe travolgere come un mare in burrasca.
Sento i granelli di sabbia sulla pelle e la mia mano che istintivamente cerca di toglierli indugiando però con troppa delicatezza per non irritare: vedo occhi che osservano il gioco delle mie dita, occhi che scorrono lungo le mie gambe per poi tornare velocemente sù ad incrociare i miei e sostare quell'attimo in più del necessario perché il tutto non sembri privo di interesse.

Osservo che in questo mare di corpi nudi e seminudi che mi circondano la cosa più erotica sono i baci.

Baci sfiorati, teneri, dati sotto la luce del sole che sembra esaltarne al massimo la loro carica sensuale e affettiva.
Baci salati, contornati da abbracci e struscimenti, in mezzo al mare, come se l'acqua fosse una coperta che preserva l'intimità degli amanti.
Baci così rari, chissà perché, c'è quasi il timore di lasciarsi andare, di esprorre alla luce del sole le proprie passioni ed insieme ad esse qualche piccola debolezza, come se avessero il potere di renderci vulnerabili. 
Ma i baci d'agosto hanno anche il sapore del gioco, della voglia di costruire qualcosa con l'altro anche se breve, un gioco che ti permette di recitare una storia, di inventarti una vita, di scoprire l'altro attraverso la pelle, di sentire le sue mani tra le tue, i corpi aggrovigliati, i giochi di sguardi.

Rovistando nei cassetti, tra foto di Herb Ritts e il ricordo di una vacanza in Gran Canaria.





venerdì 25 giugno 2010

dedica privata floreale


Cercavo le parole giuste ma non le ho trovate. Non un oggetto di qualche valore economico o affettivo, ma proprio delle parole, delle lettere, dei singoli grafemi e degli spazi, perché è attraverso la scrittura che io e lui ci siamo prima incrociati e poi conosciuti. Ci siamo letti a vicenda, osservati e studiati.
Subivo il fascino della sua scrittura, mi lasciavo avvolgere dai suoi racconti e dal suo mondo onirico e a tratti fiabesco: mi colpiva il suo tormento sotterraneo, un grido smorzato e soffocato di dolore intimo e profondo di chi non vuole rassegnarsi al Fato ma non scorge altra via d'uscita, il suo animo sensibile che amplificava a dismisura le emozioni e i sentimenti provati, vissuti e perduti. 
Ma poi non potevo non notare quella vena ironica e sarcastica sempre camuffata da un atteggiamento all'apparenza svagato e distratto, quella sorta di nucleo coriaceo e pragmatico che gli consentiva in qualche modo di andare sempre avanti al di là di tutto il resto.
E le sue mani grandi e legnose che stringono con infinita dolcezza le mie, i nostri corpi vicini che si sfiorano attraverso le spalle e le braccia, dove il silenzio viene coperto dal battito dei cuori, dal pulsare del sangue nelle vene, dal calore ovattato del  contatto pelle a pelle.
Parole scritte che ogni volta aggiungono una tessera al mosaico che a tratti sembrano un fiume in piena, tante parole che svelano di noi, della nostra vita, dei nostri desideri.
Ci sono giorni in cui cerco di guardarmi attraverso i suoi occhi come se fossi davanti ad uno specchio, per cercare di carpire quei dettagli, quelle qualità che lui vedeva in me e che non mancava di esprimermi.
Perché fa piacere, fa star bene sentirsele dire le cose, e lui lo fa in modo meraviglioso.
"Pavese diceva che scrivere è come ballare, ma io credo che leggere certe cose sia come fare l'amore; e non ho vergogna a confessare che certi epistolari mi hanno gratificato emozionalmente molto più di certi rapporti sessuali".
E' per questo che cercavo le parole giuste, ma non le ho trovate. Ma quando ho notato che Anastasia, la mia gardenia, dopo due anni di silenzio ha fatto sbocciare un fiore, non ho potuto fare a meno  di pensare a lui quando ho odorato il profumo intenso e inebriante che emanava. Perché, anche se lui rifugge da certi formalismi legati all'eleganza nel vestire, lo vedrei bene con un fiore di gardenia appuntato sul bavero di un giaccone un po' vissuto, a giocare con ironia sulla figura del "viveur, uomo mondano dedito ai piaceri e al divertimento" come certe figure degli anni '20 del '900 rimaste nell'immaginario collettivo.
Questo fiore di gardenia è la mia dedica per te.








domenica 20 giugno 2010

altre voci

Colpito dalla bellezza grafica di questo manifesto pubblicitario ho seguito il filo della curiosità e ho scoperto che pubblicizza uno show dove il protagonista è un coro gay, più precisamente il New York City Gay Men's Chorus.
High è uno spettacolo di rock opera altamente teatrale, provocatorio, divertente e impenitente, progettato per convincere le persone a parlare degli effetti deleteri sulle relazioni dovuti all'uso di metanfetamine, in particolar modo al Chrystal meth. Qui altre info per chi fosse interessato.
Cercando qualche notizia su di loro attraverso il tubo, ho trovato una serie di video interessanti, tra cui questo che pubblico che mi ha strappato più di un sorriso, perché l'atmosfera che si respira tra i protagonisti e il pubblico è quella di vero affiatamento e divertimento.



Anche in Italia esiste un coro gay, il Komos , fondato da Paolo V. Montanari con base a Bologna, di cui ho seguito per un po' le vicissitudini, che testimoniano una volta in più come tutto quello che fa cultura gay alla luce del sole nel nostro Paese faccia sempre fatica a trovare una strada di attuazione. Non ho notizie di prima mano sugli ultimi sviluppi e progetti, di solito mi tengo aggiornato attraverso il loro sito: progetto komos.

sabato 19 giugno 2010

José Saramago_1922 - 2010


Persone così, come questo signor José, le incontriamo dovunque, occupano il proprio tempo, o il tempo che credono gli avanzi dalla vita, a raccogliere [...] probabilmente lo fanno per qualcosa che potremmo definire angoscia metafisica, forse perché non riescono a sopportare l'idea del caos come principio unico che regge l'universo, e perciò, con le loro deboli forze e senza l'aiuto divino, tentano di mettere un certo ordine nel mondo, e per un po' di tempo ci riescono pure, ma solo finché possono difendere la propria collezione, perché quando arriva il giorno in cui questa si disperde, e quel giorno arriva sempre, o per morte, o per stanchezza del collezionista, tutto ritorna all'inizio, tutto ritorna a confondersi.

[...] lo spirito umano spesso prende decisioni di cui dimostra non conoscere le cause.

La pelle è tutto quanto vogliamo che gli altri vedano di noi, sotto la pelle neanche noi stessi riusciamo a sapere chi siamo [...] perché le vite sono come i quadri, avremo sempre bisogno di guardarle facendo quattro passi indietro, anche se un giorno siamo arrivati a sfiorarne la pelle, a sentirne l'odore, a provarne il gusto.

La solitudine, signor José, dichiarò solennemente il conservatore, non è mai stata una buona compagnia, le grandi tristezze, le grandi tentazioni e i grandi errori, sono quasi sempre il risultato di essere soli nella vita, senza un amico prudente a cui chiedere consiglio, quando qualcosa ci turba più di quanto avviene normalmente tutti i giorni.

Soltanto gli dèi morti sono dèi per sempre.

Tratto da "Tutti i Nomi" di Josè Saramago