"Non siamo davvero solisti nemmeno nella nostra vita, ma la scena di un dialogo a più voci, tutte, purtroppo, forse, dello stesso valore".
( Göran Tunström )


venerdì 5 febbraio 2010

Vota Nicole, Vota Nicole !!!


-Driiiiinnn!!! (ok, sorvoliamo sul fatto che la trascrizione del suono della mia suoneria telefonica dovrebbe essere molto diversa, ma per spirito pratico ho preferito utilizzare l'opzione semplisce).
-Pronto
-Pronto zio, sono io, Nicole, la tua nipotina preferita! Lo sai che ho partecipato al concorso della banca e se mi voti poi vinco!
-Ehm... ciao cara, cos'è che hai fatto in banca?
-Ho partecipato al concorso, se guardi sul computer trovi il mio disegno, mi voti e poi vinco!
-Ehm...quindi dovrei entrare nel sito della tua banca, si beh, non proprio tua, e votare un tuo disegno. Ma come c'è finito in banca un tuo disegno?
-Perché ho partecipato al concorso con la scuola, abbiamo fatto tutti un disegno e adesso bisogna votarlo, chi prende più voti vince per questo chiedo a tutti di aiutarmi a vincere e siccome in famiglia noi siamo tanti sono sulla buona strada.
-Ah, vedo che dall'ultima volta abbiamo fatto qualche progresso in matematica, ma dimmi, il tuo disegno com'è, avevate un tema da seguire o avete fatto a vostra scelta.
-Io ho fatto Hello Kitty che va in montagna con il maglione rosa e tanti fiori. Anche altre bambine hanno fatto Hello Kitty ma tu devi votare la mia non devi sbagliare, c'è anche il mio nome. Poi ci sono anche le Winx, ma quelle non le ho fatte io, non le devi votare altrimenti non vinco.
-Ah! ci siamo dati al voto di scambio adesso... e tu cosa mi dai in cambio se io ti voto?
-Hmm...ti regalo un mio disegno così se vinco divento famosa allora tu puoi venderlo e prendi tanti soldi.
-Tutto qui? e qualcosa di etico tipo "farò qualcosa per combattere la fame nel mondo" ?
-Ma quello si dice quando si vince il titolo di Miss-ragazza-carina-e-stupidina!
-Ci devo pensare, mica posso dare il mio voto al primo policante che passa!
-Zio cattivo e cuor di pietra che non vuole aiutare la sua nipotina preferita. La prossima volta ti consumo tutti i pastelli della scatola nuova che tieni nell'ultimo cassetto e ti spunto i pennarelli fluorescenti!
-Cos'è una minaccia questa?
-Se mi voti non dico a nessuno che il tuo orsetto si chiama Alvaro!
-E chissà che scandalo uscirebbe sul Giornale se si sapessero i nomi degli altri.Già immagino Bruno Vespa con il plastico di casa mia per spiegare l'ambiente in cui si muovono i protagonisti.
-Se non mi voti ti sciolgo il burro nello yogurt così poi diventi grasso.
-Ok, mi hai convinto, avrai il mio voto.
E poi ormai questo è un blog gatta-malefica friendly.

E fu così che la promettente carriera di piccola, desposta, opportunista, ricattatrice e politicante, alias mia nipote Nicole, prese l'avvio.
Nel caso non mi fosse chiaro il concetto in seguito arrivarono le telefonate di brother_Bannet grande, nella vita suo padre, sister_Bannet piccola e sister_Bannet grande e da ultima mamma_Bannet che, per quanto non sappia nemmeno come accendere un pc, mi intimò di connettermi al sito, seguire il link del concorso, trovare la scuola di appartenenza e votare la sua cara nipotina,  non sia mai che debba subire un trauma psichico per colpa del mio egoismo.
Pure Alvaro e gli altri pelosini mi implorarono, temendo che qualche nipotina esagitata li rapisca chiedendo il mio voto come riscatto, allegando alla missiva ricattatoria uno dei loro orecchi batuffolosi.
Ecco, per chi volesse contribuire a questo caso di nepotismo allego il link dove votare, mi raccomando, Nicole classe I D, quella di Hello Kitty in montagna, non lasciatevi distrarre dalle Winx o altri personaggi ameni.

Il racconto ovviamente è di pura fantasia, le minacce invece sono tutte reali.

mercoledì 27 gennaio 2010

The Asa_Ashel's Family

Carissimi lettori, amici, adulatori, calciatori, debitori, insomma, carissimi tutti, visto l'entusiasmo con cui avete partecipato a decinaia di migliaia al concorso lanciato nel precedente post, Cercasi Nome Disperatamente, credo sia giunto il momento di fare il punto della situazione e di tirare le somme.
Non mi sarei mai aspettato che scattasse questa battaglia cruenta tra i partecipanti senza esclusione di colpi a suon di nomi, insulti ed epiteti vari, consultando ogniuno la propria fonte segreta, chi gli ex-fidanzati, chi la prima edizione del calendario di Frate Indovino, chi si è spinto fino all'estremo andando a scavare nelle proprie vite precedenti alla ricerca dei nomi delle suocere tanto detestate.
Così, alla fine, ristretta la rosa dei candidati a mio insindacabile giudizio, è arrivato il momento del debutto ufficiale in società del nuovo arrivato e del di lui nome. Gli esclusi non si devono rattristare però, entreranno ancora peluche nella mia vita quindi prima o poi gli altri nomi torneranno utili.
Per ringraziarvi della vostra partecipazione ho deciso di concedervi il privilegio di conoscere i componenti della mia allegra e variopinta famiglia, molto Queer, peluchosa e coccolosa. Troverete, di seguito, una simpatica scheda corredata di una bella foto e tante piccole informazioni per soddisfare le vostre curiosità.
Ancora grazie a tutti.

Alvaro


AliceJoe


Amelio


Josèfo


Rosetta


Bianchina


Ippolito


Ciuchino


Placido


Amilcare



The Asa_Ashel's Family


sabato 23 gennaio 2010

Cercasi nome disperatamente


Lui è l'ultimo arrivato in casa Bannet e non ha ancora un nome. Si era intrufolato clandestinamente nel mio cestino della spesa poco prima di Natale, mentre ero tutto indaffarato a passare in rassegna le corsie dell' Iper.
Mi ha guardato, quando l'ho scoperto, con quei suoi occhioni coccolosi da orfanello facendo barr barr con la piccola proboscide pelosina, digrignando ogni tanto con quei due dentini da latte un po' sporgenti ed io, che sono così buono, non ho potuto fare a meno di sentirmi sciogliere il cuore, anche se poi ho dovuto far bene attenzione che gli agenti in borghese disseminati ovunque non vedessero, oltre il cuore disciolto, quel pezzo di granito che stava sotto, duro e splendente di soddisfazione per averla fatta in barba a un certo ministro di verde-bile vestito, che invece di dare la caccia ai criminali veri, se la prende con i pesciolini piccoli rei solo di essere clandestini, perché è ovvio che questo essere pelosino sia un extracomunitario, perdipiù privo di documenti identificativi.
Così ho deciso e l'ho portato a casa con me.
Il primo ad entrare a far parte della mia famiglia e ad alleggerire il mio status di single, ormai tanto tempo fa,  fu Alvaro, orsetto biondo e ricciolino con gli occhi dolci e il pancino tenero. Le amike care, ma invidiose, mi prendevano sempre in giro perché lo lasciavo in bella vista sul divano, salvo poi giocarci più di me e accapigliarsi come delle pescivendole perché ogniuna pretendeva più attenzioni. E' entrato nella mia vita quando sono andato a vivere per conto mio e, in certi momenti, mi ha fatto sentire un po' meno solo.
Qualche anno dopo è arrivato AliceJoe, un alce peluchoso color miele con sciarpa a righe rosse e blu e corna di velluto a coste, un grande timidone ma allo stesso tempo delizioso e che si è innamorato subito di Alvaro l'orso: da quando si sono incontrati sono sempre lì stretti stretti a coccolarsi nel loro mondo ovattato anche perché l'alce deve ancora superare il trauma di essere stato scambiato per una femmina da parte della casa costruttrice: in un primo momento è apparso piuttosto confuso, ma poi l'amore di Alvaro gli ha fatto in parte dimenticare l'accaduto. Lui è arrivato quando ho traslocato nella nuova casa.
Nel clima di amore coccoloso sono arrivate in seguito Bianchina e Rosetta, due orsette di razza Vintage della specie Fatta a Mano, dono di una carissima amica ed ex collega di lavoro: graziosissime nei loro vestitini di tela grezza a fiori e a righe, molto delicate tant'è che, per proteggerle nei loro movimenti le gambe sono rinforzate con una protesi al garretto a forma di bottone di legno e si, sono lelle pure loro, che vi credevate, mica si descriminano le coppie di fatto a casa mia!
Loro sono arrivate quando ho finito di arredare la parte essenziale della casa, cucina, camera, cabina armadio e bagni. Sei mesi dopo finalmente è stata montata la libreria che tanto avevo sognato di avere per dare una giusta collocazione ai miei amati libri e l'altro mobile porta tv che fa parte del salotto. Insieme sono arrivati anche Ippolito e Ciuchino, un puledrino baio e un asinello color cenere. Sono due bricconcelli che amano fare i giocherelloni tra gli scaffali dei libri. Non ho mai capito cosa ci sia tra loro, sicuramente una grande amicizia, ma l'importante è che ogni volta che li vedo mi diverto, perchè hanno dei musi simpaticissimi e rotondosi.
Di tutt'altra pasta è invece Placido, un cagnolone color crema, strano ibrido tra un bassotto ed uno sharpei, lui è arrivato assieme al bellissimo divano bianco con dormeuse sul cui bracciolo riposa placidamente come fosse appollaiato, con le sue grandi orecchie distese simil-Dumbo con le quali mi piace spesso giocare: lui si lascia bistrattare bonariamente, anche se ogni tanto alza qualche piega dalla fronte per mostare i suoi occhioni sonnolenti che chiedono clemenza. All'altro capo del divano, perchè ogniuno ha necessità dei propri spazi, c'è Boby, cagnolone giapponese in tela bianca e dai lineamenti minimalisti: è arrivato assieme all'uomo con cui ho condiviso più a lungo la dormeuse nelle belle serate romantiche tête a tête: poi se n'è andato e, per molto tempo, non sono più riuscito a sedermi su quel divano, così ho lasciato i miei due cagnoloni a far la guardia. E cosa dire poi di Joséfo, è il piccolino di famiglia, quello di cui bisogna stare attenti a non schiaccaiarlo per errore perché piccolo com'è si intrufola in tutti gli angoli: è un orsetto dal pelo raso ma soffice color zabaione, una maglietta a righe azzurro polvere che gli lascia scoperto il pancino morbidoso. E' timido e parla poco ma ha un cuore grande e adora le coccole. E' arrivato d'inverno, con il freddo e l'odore di neve nell'aria, assomiglia molto a quel giovane uomo che per un po' mi fece compagnia in quel periodo.
Amelio in qualche modo è stato il peluche della consapevolezza, mi ha fatto capire che nei momenti importanti della mia vita c'era sempre qualcuno di nuovo di loro accanto a me: l'ho scelto come se fosse stato una necessità, perché attraversavo un lungo periodo incerto in cui non sapevo dare il giusto valore ai miei sentimenti. Era grande abbastanza da poterlo abbracciare e stringere sentendone la presenza e morbidissimo al punto da desiderarne il contatto, il pelo color bruno-rossiccio e scapigliato. E' stato per lunghe notti il compagno del mio sonno, schiacciato in una posizione tutta particolare, tra la mia guancia da una parte e una mano che si afferrava all'orecchio dell'altro lato. Lui mi ha fatto capire anche che con i peluches ho un rapporto troppo personale e per questo non amo affatto che mi siano regalati, tant'è che, dei pochi con i quali è successo, non so nemmeno dove li ho messi, Bianchina e Rosetta escluse, eccezione che conferma la regola, un po' perché l'amica che me le ha regalate mi conosce benissimo, un po' perché sono le uniche femmine della variegata e colorata famiglia Bannet.
Diciamo che io e i miei peluches ci riconosciamo e ci scegliamo per affinità.
Insomma, miei carissimi e appassionati lettori, è giunto il momento che anche voi facciate la vostra parte, datemi qualche suggerimento per il nome di questo ultimo elefantoso arrivato.
Siate fantasiosi, e non abbiate paura di essere originali, magari se volete qualche suggerimento pensate ad un nome che inizi per A, come Arpad Miklos... Ehm, no, quello è il sogno erotico di Poto, non è il caso di sconvolgergli così l'esistenza.

P.S. questo è un post semi-serio, giusto perché qualcuno non pensi che il blog, visti gli ultimi argomenti trattati,  stia prendendo una china perso il basso.

mercoledì 20 gennaio 2010

hot_phone


Della serie, "è capitato anche a me".
Leggo distrattamente alcuni articoli di attualità e mi cade l'occhio su questo.
L'avevo quasi cancellato dalla memoria, ma mi sono bastate le prime righe dell'articolo per ricordare bene i fatti. Due ragazzi giovani e molto carini si conoscono in chat, si piacciono e inizia uno scambio di messaggi, dapprima nel sito di incontro e in un secondo tempo tramite sms. La situazione si fa più stuzzicante e intrigante così uno dei due rompe gli indugi e manda un mms con foto nature all'altro, che apprezza e, per amore dei rapporti paritari, decide di ricambiare con altrettanta picture esplicita: è una cosa che non ha mai fatto, non per pudore ma perché preferisce lo scambio di certe confidenze a distanze più ravvicinate senza orpelli elettronici, o presunti tali, di mezzo. Ma in quel momento era tutto così naturale, un gioco sottile partito dai soppisensi che non aveva nulla di volgare.
Arriva un messaggio di risposta:
"Ma tu chi sei, cosa vuoi da me? Ci conosciamo?"
Leggo perplesso la risposta e mi chiedo in una frazione di secondo se per caso ho avuto a che fare con uno di quei tipi strani e un po' schizofrenici di cui tanto si favoleggia in certi ambienti.
Controllo meglio i numeri di invio e ricezione e non trovo nulla di sbagliato, anzi no, ho invertito gli ultimi due numeri della cifra!!!
Oh cazzo, a chi ho mandato la mia foto osè mille veli in qualità HD 1.4 MB?
Nessuna paura, inserisco la personalità in funzione diplomatico&accomodante e invio un altro sms:
"Chiedo scusa, ho digitato erroneamente le ultime cifre del numero, sbagliando quindi l'invio. Spero almeno che chi ha ricevuto la foto sia maggiorenne".
Qualche minuto dopo arriva la risposta
"Nessun problema, sono maggiorenne, anzi, direi pure che sono quasi una tardona. Complimenti comunque, la tua foto è prorpio un belvedere".
...sono un po' confuso, non so se sentirmi imbarazzato per l'avvio di questa  nuova e promettente carriera da pornostar, oppure per il fatto di essere diventato il feticcio sessuale  masturbatorio di una tranquilla tardona.
Poco male, almeno con lei ho fatto una buona azione di volontariato...

sabato 9 gennaio 2010

lettere blu, al vapore, su un letto di carta croccante.




Smetto quasi di mangiare quando sono in attesa, e non importa se il sentore e lo sviluppo sarà negativo o positivo. E' quando il cuore e la mente non aspettano più niente e nessuno, nemmeno un desiderio di novità, che mi lascio un po' andare, come se il cibo fosse una necessità per riempire spazi fisici e mentali.
Non capita spesso, per fortuna, in qualche modo ho sempre la testa piena di pensieri che, a volte, mi distraggono, altre volte mi fanno compagnia. Ogniuno impara a farsi scudo di quello che ha per difendersi.
Camera mia ha la forma di una gabbia
ed il sole infila le sue braccia dalla finestra
cacciatori davanti alla porta
come soldatini
che mi vogliono imprigionare
Leggo queste parole da un post di Gan e le altre che seguono della sua bella e libera traduzione dal francese, ascolto la versione originale della canzone di Edith Piaf, e un po' mi riconosco com'ero tanto tempo fa, una vita fa, quando tutto era ancora poco chiaro e non sapevo distinguere bene i contorni di quello che mi succedeva.
Quant' era snervante quell'attesa, quel sentirmi sospeso in un limbo fatto di supposizioni e poche certezze, di tempi dilatati che, a pensarci oggi dove tutto sembra così veloce e immediato, non so se riuscirei a sopportarlo ancora. Settimane scandite perfettamente da giorni feriali e festivi, da fine settimana dove tutto sembrava rianimarsi e, ogni volta, quel riaccendersi e riempirsi di attese e illusioni, di sperare di incontrarlo ancora, di sapere qualcosa in più di lui, di cercare i suoi occhi e di trovarli in mezzo alla folla di persone che lo circondavano. Il tempo che non sembrava bastare mai, e lui che non arrivava, la musica che mi aiutava a distrami un po', le sigarette lunghe quando avevo voglia di parlare, ma nessuno con cui farlo.
Lui era lì, insieme a quello stoccafisso del suo amico per niente carino: rivedo i suoi bellissimi occhi chiari, quella testa piccola con i lineamenti sottili, quel bellissimo collo che sembra fatto apposta per farsi baciare. Non so ben capire quello che sento dentro, se provo gelosia per chi gli sta vicino o delusione perché non s'avvicina a me o se evito di capire per non soffrire. Vorrei odiarli quelli come lui, entrano nella mia vita e mi raschiano l'anima con uno sguardo, si prendono una parte di me che non riesco a controllare. E poi, come in tutte le infatuazioni idealizzate, mi resta solo un'illusione sfumata, un pugno di polvere che si somma ad altra polvere, in un cumulo ormai troppo grande per essere spazzato via da una folata di vento. Vorrei odiarli quelli come lui, ma non ci riesco.
L'ho aspettato a lungo, lì, sulla pista accalcata e fumosa, incroci di corpi danzanti ed eccitati, poi mi giro e lo vedo, il mio amore bellissimo, con quegli occhi chiari che mi stregano, con quella bocca ben disegnata ma sempre chiusa, il collo bellissimo, i capelli rasati. Vestito di nero aderente, magro e sottile in modo elegante e seducente, i suoi movimenti lenti e mai bruschi. Ci guardiamo, ci affondiamo gli occhi uno sull'altro, poi quel battito di ciglia, quell'aprire gli occhi come se volesse vedere meglio e quel gioco di luci sul suo viso che gli rendono lo sguardo luminoso e trasparente. E tutto sembra sospeso, un attimo dilatato all'infinito poi, un lieve rossore, quasi impercettibile sugli zigomi, e il suo sguardo da timido che si abbassa, un po' si scosta, ma la mente è lì, ancora guarda me.
Era come vivere in una fiaba, passata la notte tutto spariva, lui, i suoi amici, la maggior parte delle persone che era lì con noi, un autentico numero di prestigio. In quel momento arrivava l'ansia, si apriva un varco nella mia mente che non aveva confini e che riuscivo a contenere solo scrivendo, tante lettere, tante parole messe vicine e strette tra loro per non rischiare di perderne nemmeno una, nemmeno un dettaglio di quello che era stato,  dei momenti con lui, perché era tutto quello che di lui avevo e a cui mi afferravo. Fogli bianchi pieni fitti di inchiostro blu su solchi marcati, diluito da parole che sostituivano in parte lacrime che non volevano scendere.
E' stato allora, forse, che la scrittura, per me, è diventata cibo.
Mi preoccupo solo in un caso, quando smetto di mangiare e di scrivere allo stesso tempo, ma non troppo, credo che la mente e il cuore trovino sempre un' ancora di salvezza, un appiglio a cui afferrarsi.
Oggi, per fortuna, ho imparato a sostituire meno la vita con la scrittura e a viverla un po' di più, ma c'è sempre da imparare.

mercoledì 6 gennaio 2010

La fiaba della Cipolla e del Rosmarino



n giorno, non tanto lontano, per casi fortuiti o per strani scherzi del destino, si incontrarono la Cipolla e il Rosmarino.
Si erano guardati a lungo, anche se un po' a distanza, distratti da altre pietanze, da altre erbe aromatiche che in qualche modo cercavano di trovare con loro una mescolanza di profumi e sapori dagli equilibri delicatissimi e, per questo, così difficili da ottenere e mantenere.
Forse era successo che, in un'occasione, entrambi donassero i loro aromi per rendere più saporito e appetitoso il gusto di un semplice pane, fragrante a suo modo, sempre rischiesto e ricercato, ma allo stesso tempo sempre uguale a se stesso e per questo stancante.
E fu in quell'occasione che entrambi notarono quanto le loro spiccate caratteristiche tendevano ad amalgamarsi, smorzando, in qualche modo, le note più alte, i sapori più forti. Si osservarono a lungo perché nessuno dei due mostrava a prima vista il cuore di sé, ma, senza volerlo, i loro aromi, le loro voci, parlavano già per loro.
La Cipolla era così, un microcosmo formato di tanti strati da scostare uno per uno, come veli sottilissimi che nascondono un cuore altero e acido se la si tratta con crudezza, ma così dolce e delicato appena la fai sciogliere al calore di un abbraccio avvolgente. Il Rosmarino la guardava e muoveva appena quelle sue foglioline verdi e appuntite come aghi, quel manto che lo rivestiva quasi fosse una corazza, consapevole che nemmeno il calore avrebbe ammorbidito il suo corpo lungo, magro e legnoso, ma nemmeno quella sua immobilità riusciva a fermare il profumo intenso che emanava il suo cuore e che sembrava urlare forte la sua passione.
Era come un segnale, per lei, quell'odore spiccato che le toccava i sensi più profondi, e non riusciva a resistere avvolta in quegli strati che di solito la proteggevano dai venti freddi dell'anima. Anche lui sembrò ritrovare un modo di essere meno rigido, più flessibile e parve, a qualcuno presente, che anche le sue piccole foglie avessero un moto dinamico, quasi gioioso.
La notte, la notte li avvolgeva e in qualche modo faceva da fondo e da coperta, e la neve, improvvisa, in fiocchi soffici e bianchissimi illuminò il loro mondo come tante piccole luci.
La notte era lunga e magica, il tempo in qualche modo sospeso, i loro occhi vedevano solo quelli dell'altro, le mani che si stringevano delicatamente quasi a voler assorbire il calore di quel contatto. Non smettevano di ballare e di godere di ogni singolo momento e movimento come a voler trascrivere nella memoria ogni dettaglio.
Ed è stato come una danza di veli scostati, di aghi donati come piccole gemme preziose in un amalgama perfetto e non più ripetibile.
E così, dopo quel ballo di mezzanotte, qualcosa scese a sciogliere l'incantesimo, un vento dapprima simile a una brezza leggera, poi via via sempre più freddo.
La Cipolla aveva bisogno di rivestirsi dei suoi veli, delle sue protezioni, il Rosmarino di richiudere i suoi aghi, per preservare il corpo e resistere immobile al vento freddo.
Lo stesso vento che, in certi giorni, porta con sè aromi dolci di cipolla e note spiccate e pungenti di rosmarino, come se si divertisse a continuare il dialogo tra le loro voci.



mercoledì 30 dicembre 2009

Invasione di gatte malefiche


Ieri sera, dopo una giornata di lavoro pesantissima, sono uscito con un amico per un impegno già preso in precedenza che non potevo rinviare e, con lui alla guida, imbocchiamo l'autostrada sulla via del lago di Garda. Decidiamo di fermarci qualche minuto per un caffè in un autogrill che di solito è molto frequentato, e che ieri sera stranamente era tranquillo. Sarà stata la stanchezza, sarà stata la luce leggermente ovattata, sarà che il caffè d'orzo era più buono del solito fatto sta che appena mi giro un momento e mi guardo intorno resto bloccato dallo stupore.

Gatte malefiche ovunque, dal pavimento al soffitto, in tutte le salse leccorniose, caramellose e patatose, in un tripudio di rosa in tutte le nuances, ma la mia preferita, ieri sera, era il corner con le tavolette di cioccolato in salsa gattosa. Non so chi sia il responsabile della vendita delle licenze per lo sfruttamento dell'immagine della gatta, ma ho come l'idea che si sia fatto prendere un po' la mano. Sono ovunque, mi sentivo così accerchiato che quando sono passato un momento al bagno temevo di trovare i sanitari a forma di testa di gatta, e il soffione dell'aria calda con il suono delle sue fusa.
Gatta malefica, non avrai il mio scalpo.

A margine, ho dato una sbirciatina ai prezzi, alla faccia della crisi, e ci credo che quelli del merchandising la piazzano in ogni cosa, è una rapina a mano armata con artigli di gatta in acciaio inossidabile.
Comunque, tra le altre cose, ho visto le sorelle della mia scatola di latta gattosa, ho scoperto che ho fatto un affare perchè l'ho pagata  3 volte meno di quelle viste esposte ieri in autogrill.

giovedì 24 dicembre 2009

Buone Feste gattose e giocattolose



Così, per finire in bellezza, anche oggi corse, affanni, negozi, pacchi, pioggia scrosciante e biscotti speziati.
Pausa pranzo, si fa per dire, ne approffitto per fare un giro al supermercato a comprare alcune cose che avevo finito, con la speranza che a quell'ora non ci fosse molta gente così da sbrigarmi in fretta: pura illusione.
Facendo slalom e gimcane tra le corsie e i carrelli, perché io con il cestino viaggiavo veloce e leggero, passo per il reparto panettoni & affini, che solitamente snobbo allegramente e mi blocco davanti a questa bellissima scatola di latta dai colori rosati e caramellosi con raffigurata la gatta malefica.
E' mia!!!
Ok, ho la scusa che sto cercando qualcosina per la nipotina, infatti poco dopo requisisco un altro cimelio-gattamalefica a forma di macchina fotografica tipo distributore di caramelle, ma questa scatola è mia, ne ho assoluto bisogno, dove mettere altrimenti i biscotti speziati che farò più tardi?
E poi un giretto anche al reparto giocattoli, alla ricerca di un regalino per i nipotini,; Toh, le Barbie, ma quanto sono brutte queste nuove versioni, hanno la testa grossa come le Brazz, costeranno pure poco ma sono brutte forti, toh, le macchinine, domenica scorsa nipotino piccolo ha fatto il diavolo a quattro per una macchinina sportiva brutta e mezza rotta, vediamo se ce n'è una di più carina, ecco, no, questa no, questa è troppo proletaria, la camionetta dei caramba assolutamente no, quella della guardia di finanza figurati, manco morto, ma che caruccia la mini con il tettuccio con la Union Flag, è più bella questa rossa o quella verde oliva? Hmm, sono le ultime due, va beh, una per nipotino piccolo e una per me, che magari se mi viene a trovare ho qualche giocattolo. Ohh, la cabriolet sportiva argentata che figaaaa! Toh, un bolide rosso tipo macchina da rally, questa sicuramente gli piace, o è meglio questa bianca?...Ma si dai, facciamo tutte e due!
Basta macchinine, ora pensiamo a nipote grande che è in quella fascia d'età delicatissima chiamata pre-adolescenza, non più bimbo ma nemmeno troppo ragazzo. Libri manco a parlarne, sembra che abbia un attacco di allergia acuta ogni volta che ne vede uno nei paraggi, altri giochi per la PSP no, altrimenti non si stacca più da quell'aggeggio...Ma che carino questo peluche elefantoso, ora che ci penso non ne ho nemmeno uno a forma di elefante. Che bello morbido, divertente questa proboscide, no, non mi serve un altro peluche.
Alla fine dopo aver passato in lungo e in largo il reparto giochi e affini trovo pure il regalo per nipote grande, un fighissimo zaino della Umro con delle finiture arancio vivo che fa impazzire i dodicenni e che lo bistratterà in tutti i modi possibili. Finisco la spesa e passo alla cassa.
Ma guarda, non m'ero accorto di aver messo nel cestino pure l'elefante, e ora non ho voglia di tornare al piano di sopra per rimetterlo nello scaffale.
"A lei che è un affezionato cliente del nostro reparto giocattoli le regaliamo un buono sconto da spendere entro il 10 gennaio, ne approffitti!" mi sento dire dalla commessa.
Si, come no, farò man bassa di peluche e macchinine.
Lo so, avete ragione, dovrei cercarmi un uomo piuttosto, ma che ci posso fare, quelli di solito passano,  mentre i peluche restano.
Buone feste a tutti.

lunedì 14 dicembre 2009

Treviso, Diva & Nonna Twining Meeting



Sole, traffico, parcheggio, giri a vuoto, ore perse, nervoso, freddo freddo, primo appuntamento privato tra Regine per degustazione tea e cookies su preziose tazze di porcellana presso saletta V.I.P. nel bus del  Twining Tea Tour , secondo appuntamento aperto al pubblico con degustazione assieme alle Dive e amici, con bicchieroni di carta e senza cookies, Dive infreddolite, Dive impellicciate, Dive incappucciate, DivA spudorata con culone esposto ai quattro venti, regalini, fiocchettini, sorrisini, bacini al cianuro, of course, con retrogusto alla teina.
Prima fermata all'Angolo del Suppellettile, seconda fermata all'angolo del Tutto per la Casa, un'orda di formine per biscotti, stampini per muffins, Sali esotici, termometri per dolci, piccoli elettrodomestici, un commesso equivoco con occhio languido (solo per me), la cugina di Vanna Marchi decisa a farci svuotare il credito residuo della Mastercard, terza fermata all'angolo Stiloso&Chiccoso, leggi scarpe, accessori e abbigliamento in un contesto snob e signorile, come dovuto a vere Dive dispendiose.
Quarta fermata con pausa lunga in bettola caratteristica che fa tanto etno-folk-chic per placare i languorini delle Dive affamate: piatti scelti con oculatezza soltanto dopo aver consultato, ogniunA, il proprio dietologo di fiducia, il tutto condito da lunghe conversazioni a modo e qualche piccola chicca pepata, come si confà a vere Dive di mondo. Piccola pausa splatter per commentare la notizia della consegna del premio, sotto forma di statuetta, al più famoso mezza tacca degli ultimi 150 anni per tutto il bene fatto per l'Italia.
Dolce. Si, quello non poteva mancare, doppio per alcunE, triplo per qualcunA, tanto il culone ce l'ha già.
Breve passeggiata dopo cena e quinta fermata a Gelateria-cioccolateria very very good. Tazza piccola, tazza media, tazza grande, indovinate un po' chi è la solita esagerata, coppa diversa, non calda ma fredda, perché in qualche modo dovrò pure conservarmi quando entro in locali riscaldati. Altra lunga passeggiata per le vie del centro, attraverso ponticelli romantici, alberi addobbati a feste e piazzetta con radicchi mosci, freddo, freddo, tanto freddo, ma la compagnia era calda e affettuosa e tutto è passato in fretta.
Ecco, questo è il mio piccolo Souvenir da Treviso, per tutti quelli che non c'erano e desideravano esserci e nel frattempo schiattavano d'invidia. Di più non posso, ho poco tempo, i miei impegni di Diva mi reclamano.

P.S. confido nell'ironia dell'amika Culona, ma giusto per tranquillizzare gli assenti credo sia corretto specificare che il culone è semplicemente un bel derriere a balconcino.

giovedì 10 dicembre 2009

Palle soffici e piumose



Non ho resistito, erano lì davanti a me sospese nell'aria, bianche, morbidi soffici e piumose, delle alternative palle natalizie: come non pensare alla mia stola di pelo di blogger.
E' un periodo grigio fumo un po' ovattato, dopo giorni uggiosi e piovosi un bel sole sfacciato, abbagliante che inonda di luce ogni anfratto e riscalda quest'aria secca e gelida.
Lui tagliava, colpi di forbici alternati a carezze di rasoio, il profumo dello shampoo che mi inebriava, i miei occhi allo specchio sorridenti. Li ho guardati a lungo, li avevo quasi scordati quei colori più caldi, i lampi di luce.
L'ultima volta che li avevo osservati stentavo a riconoscermi, qualcosa di strano, di diverso nel mio viso, come se quello riflesso fosse un'altra persona, ma poi quella stizza, quella noia in sottofondo di quando non ti va' di approfondire, e preferisci distogliere lo sguardo.

-Pronto, ciao, come stai?-
-Sono un po' stanco, dormo poco ultimamente, ho avuto periodi migliori-
-Mi sono preoccupato quando ci siamo visti l'altro giorno, da quando ti conosco non ti ho mai visto così male. Non so, qualcosa nel viso, come se fossi teso oltre i tuoi soliti limiti esagerati.-
-E' qualcosa che non dipende solo da me purtroppo, ma al di là di tutto mi sento svuotato di tutte le energie, così, in attesa di miglioramenti, preparo dolci e torte di mele. Ognuno affoga i propri dispiaceri come può-

-Ho visto il tuo profilo, mi piace molto quello che scrivi, lo condivido. Mi piacerebbe conoscerti, vivo nella tua stessa provincia.
Lo guardo e mi chiedo cos'è che mi blocca di tutto questo, cos'è che mi manda in subbuglio: ma che strano, una  volta che qualcuno mi scrive in un modo semplice, gentile e cortese, onesto e diretto mi sento quasi spiazzato, come se fossi così assuefatto a certe cadute di stile di molti altri da non farci più caso, come se non sapessi più come rapportarmi a questo tipo di dialogo. Quant'è complicata la vita a volte, quanto la rendiamo complicata.

E' tutto un baillamme di pensieri, passa così in fretta il tempo quando ti accorgi che non era ieri, nè la settimana scorsa, ma mesi fa.
Ma oggi mi sento meglio, ho incrociato due amuleti a forma di palle pelose soffici e piumose e mi scopro un sorriso che non riesco a trattenere.
Così, per scaramanzia, le ho fotografate.