“ Non siamo davvero solisti nemmeno nella nostra vita , ma la scena di un dialogo a più voci , tutte, purtroppo , forse , dello stesso valore “.
( Göran Tunström )

venerdì 26 giugno 2009

carinerie



"Gò bisogno de un omo forte che mi dia una mano a scaricare l'aspiratore del laser", disse con spiccato accento rustico e plebeo l'autista, guardandosi attorno nel reparto produzione.
"Ma ghe xè solo femmine qua" disse tra sè e sè dirigendosi verso gli uffici lanciando nel frattempo sguardi furtivi alla scollatura generosa della Miranda, alle gambe abbronzate e ben esposte di Jeniffer e al prorompente fondoschiena della Mirella che giusto in quel momento passava di lì con la sua andatura da bradipo ciondolante. "Gò bisogno de un omo forte che mi dia una mano", ripete come una giaculatoria ad ogni donna che incontra e che lo degna di attenzione, fino a quando mi vede attraverso i vetri dell'ufficio e un po' rimane perplesso, indeciso se chiedere il mio aiuto o no.
"Va' ben anca 'na mezza figa dai", lo sento dire , finalmente convinto prima di entrare .

Ecco, tra le tante carinerie che mi sono state dette nella mia vita questa ancora mi mancava.

Nonostante le perplessità dell'estimatore plebeo sulla riuscita del mio aiuto, dovute probabilmente alla mia linea invidiabile che lui non aveva, ho avuto la mia piccola vendetta personale quando mi ha chiesto di rallentare perchè non riusciva a starmi dietro, quando pochi istanti prima mi chiedeva senza tanti giri di parole se ce l'avrei fatta.
Le mezze fighe con il ciuffo azzurro possono questo e anche altro, ingoia la polvere e bacia il suolo dove cammino, tzè !

domenica 7 giugno 2009

consultazioni europee e dintorni


Domenica dedicata in parte al lavoro, anche se avevo previsto e sperato di passare diversamente il mio tempo, ma tant'è, una serie di eventi mi hanno impedito di seguire i programmi che mi ero imposto. Ieri pomeriggio, tra le 15.30 e le 16.00 in questa zona si è scatenato un violento temporale con il suo carico di pioggia, grandine e vento. Ad appena 4 chilometri da casa mia il tutto si è concentrato in una tromba d'aria che ha provocato dei danni enormi alle abitazioni, alle aziende e all'ambiente, con case scoperchiate, alberi d'alto fusto strappati da terra e fatti volare chissà dove, capannoni aziendali e aziende agricole dove a mala pena hanno tenuto le strutture murarie, vetri infranti alle finestre, cartelloni stradali spazzati via dal vento, pannelli fotovoltaici spariti chissà dove. La scena che si presentava dopo pareva quella che si vede in seguito ad un bombardamento, i feriti sono 28 tra cui una signora piuttosto grave colpita da un palo di cemento, 250 circa le persone che hanno dovuto lasciare la casa perchè non agibile. Tutta la zona ha risentito indirettamente del maltempo, con l'energia elettrica che andava e veniva.
Io lavoro soprattutto con dati telematici quindi senza corrente elettrica posso fare poco, per questo ieri ho deciso di staccare prevedendo di finire questa mattina. Non avevo considerato però che avrebbero staccato la fornitura di energia in tutta la zona per ripristinare probabilmente una serie di collegamenti in sicurezza, e fino alle 13.30 circa non ho potuto fare niente, nemmeno scaldare l'acqua per il the o cucinare gli spaghetti con verdure e gamberetti come avevo previsto.
Avrei potuto nel frattempo andare a votare, ma non riuscivo a trovare la tessera elettorale, e non avevo nessuna voglia di raggiungere il centro storico per passare all'anagrafe a farmi dare una nuova copia, così, nell'attesa, ho fatto qualcosa che non facevo da tanto tempo, ho oziato un po', ho letto qualche rivista non troppo impegnata, ho mangiato yogurt e frutta fresca nel terrazzino di casa lasciandomi scaldare dal sole, senza fretta per finire, senza il pensiero a quello che avrei dovuto fare dopo. Ogni tanto fermarsi anche forzatamente fa bene.
Vedo passare un furgone dell'Enel e poco dopo ritorna la corrente a ricordarci quanto siamo dipendenti dalle cose in questo mondo evoluto che va sempre di corsa e si ferma solo quando si schianta. Mi metto al lavoro e finisco prima di quello che avevo previsto, è sempre così, quando hai la mente lucida e riposata riesci a fare le cose più velocemente e con meno affanni, devo ricordarlo più spesso. Faccio un giro per i blog che mi piace leggere, ma senza lasciare commenti, oggi non sono in vena anche se vorrei scrivere a Byb, a Gan a Poto a Rosa e non so più a chi altri, perdonatemi, non è che mi manchi la capacità di sintesi, ma quando scrivo sono come un fiume in piena e non finirei più, andando completamente fuori tema rispetto al post che leggo. Passo in rassegna anche qualche quotidiano online giusto per tenermi informato su quello che avviene fuori dal maniero e mi cade l'occhio sulla notizia che oggi convolava a nozze il Governatore della mia regione, il Giancarlo, al quale facevano da testimone due semplici amici, non proprio comuni cittadini, il Silvio e il Marcello: ho avuto un attacco di bile velenosa.
Ho buttato all'aria i cassetti e alla fine ho trovato la mia tessera elettorale, mi sono avviato alla circoscrizione per votare, dopo ovviamente essere prima passato per qualche minuto al reparto restauro, non sia mai che incontri l'uomo della mia vita e mi veda con un aspetto in sottotono, e poi volete negarmi il piacere di fare l'uomo del mistero che nessuno conosce (perché mi sono trasferito qui da qualche anno) e di cui tutti vorrebbero sapere? hahaha!
Come non notarle le comari del paesino che bisbigliano tra loro, e la coppietta locale di fidanzatini appiccicosi dove lui, probabilmente primogenito e cocco di mamma diplomato ragioniere ha l'incarico al seggio elettorale, e lei tutta gasata di fare l'ingresso in società come sua futura consorte , ovviamente con prossimo matrimonio religioso in pompa magna, che ostenta uno strato di fondotinta di cattiva qualità che sembra una passata di malta fine prima dell'intonaco sui muri. Mi guardano, zittiscono e vedi la nuvoletta sopra la loro testa che dice : "Chi è questo?, ma è gay?", per poi distogliere lo sguardo perché io sono uno che guarda i curiosi dritto negli occhi costringendoli a cambiare visuale, perché è evidente che contro uno sguardo con sopracciglia inarcate ad ala di gabbiano si sentono impotenti...hahaha !
Insomma ho fatto il mio dovere di cittadino e ho votato, evitando accuratamente tutti i nomi e i simboli del manicomio delle libertà e loro affiliati.

Cercando un'immagine da inserire in questo post ne ho trovato una molto divertente che illustra chiaramente cosa vorrebbero fare molte persone quando guardano le trasmissioni televisive che parlano dei risultati elettorali... eccola (notare anche il cane).

lunedì 1 giugno 2009

Fuck_you


Lily Allen è lì in sottofondo che canta la sua "fuck you" assurta agli onori della cronaca recente grazie ad alcuni video cliccatissimi su you tube. Mi piace, è orecchiabile, ti entra dentro e ti lascia una voglia di spararti le pose sceme davanti allo specchio. Ascolto solo questo pezzo, è inserita la funzione a ripezione e diventa quasi un mantra, una sorta di brodo dove cuociono i miei pensieri. Ha un sottofondo struggente che non riesco a definire e un retrogusto di fine settimana di inizio estate passato sfrecciando per le autostrade del nord italia per raggiungere i locali più cool delle serate gaye danzanti ed ammiccanti: l'aria calda ma non troppo, la notte ancora giovane e le forze fresche, la prima abbronzatura dorata sottolineata dalla canotta assassina che tutti mi invidiano, il latte di malva sulla pelle che mi rende morbido, profumato e suadente come una puttana d'alto bordo. Accanto a me E. che mi racconta le sue ultime dis-avventure erotico-comiche con il disgraziato di turno, ed è un'orda di misure , sproloqui, maledizioni celtiche-montanare intervallate da risate, sospiri e malocchi verso le vecchie che ci precedono nell'altra macchina. Viaggiare ci fa sentire quasi in vacanza, un po' si spera dentro che la serata sia più fruttuosa delle ultime.
Ecco, questa canzone ha il gusto di una risata un po' amara, perché un po' è positiva, un po' ti fa pensare che avrebbe potuto essere migliore se le cose, le situazioni e le persone fossero state diverse.
Ieri, per la prima volta dopo quasi tre mesi di lavoro indefesso, mi sono preso una pausa da tutto e da tutti e ho avuto il tempo per riappropriarmi dei pensieri per me stesso, ho smesso di pensare alle necessità degli altri e ho cercato di capire i miei desideri.
Non ne ho trovati e non so più se è solo stanchezza cronica o il sintomo di un'apatia generale che sta prendendo sempre più spazio.
L'altra sera dai miei ho incrociato sorella grande giusto in tempo per salutarla prima della sua avventura di un mese in terra inglese in quel di Cambridge per prendere più confidenza con la lingua locale in previsioni di lavori che la porteranno spesso in giro per il mondo: è tutto un po' nuovo anche per lei che, nonostante l'aspetto da ragazzina si trova a quarant'anni a fare vita da studentessa. Ecco, avrei voglia di qualcosa di simile, di fare tabula rasa e cominciare qualcosa di nuovo, lontano da qui, da questa italietta da operetta che lascia sempre più sconcertati mano a mano che passa il tempo. Ma credo sia essenziale viaggiare leggeri, i miei adorati libri dovranno aspettare il mio ritorno, tanto ormai non ho più nemmeno il tempo da dedicare a loro, poi devo pensare a Geltrude, Anastasia e le Tre Grazie, le mie piante, ma sono sicuro che per un po' di tempo mamma potrà occuparsi di loro. Alvaro, AliceJoe, Placido e l'ultimo arrivato Amelio resteranno al sicuro in una scatola, il bello dei peluche è che non ti chiedono mai niente e si accontentano dei momenti che gli regali, è nei sogni che si prendono la rivincita e ottengono quello che vogliono.
Poi ci sono le persone che mi conoscono, quelle che mi vogliono bene. Per loro non si può fare come i peluche, sicuramente in una scatola non ci vogliono stare. Un giorno E. citanto una frase di M.L.King vi fece arrivare un rimprovero indiretto per i miei silenzi:
"Non è grave l'urlo dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone per bene".
Questa è la mia risposta, oggi come allora: A volte i silenzi riempiono il vuoto della vita, a volte le parole ti costringono a condividere questo vuoto con gli altri. Non è questo che voglio dare alle persone che amo.
Per quelli che no, che proprio non mi sopportano : fuck you.

Male che vada farò come quel protagonista di una deliziosa novella di Gianni Rodari e dirò: "Basta, mollo tutto e vado via con i gatti!"

domenica 12 aprile 2009

L'eco del Vandalo


Papà è via, è andato in ospedale a trovare brother_Bannet grande che deve mangiare tanto gelato perché gli hanno levato le tonsille: anch'io vorrei toglierle, ma mi hanno detto che non le ho. Mamma è in soggiorno, con lei c'è la zia cicciottella con il suo moroso lungo lungo e secco: parlano di matrimonio e confetti, io vorrei rimanere a parlare con loro perché voglio sapere se il suo vestito ha la gonna ampia come quelli delle principesse, se mi regala dei pezzetti di tessuto bello come quello che ha dato a mia sister_Bannet grande che ha fatto il vestitino alla barbie e poi volevo mangiare un'altra fetta della sua torta a forma di ciambella che profuma di rum. Mamma dice che è tardi e allora ci spedisce a letto tutti , io, sister_Bannet grande e sister_Bannet media: resta con loro sister_Bannet piccola, ma lei ha solo pochi mesi e dorme sempre. Anche brother_Bannet piccolo è già a letto, ma lui è stanco, fa lo scalmanato per tutto il giorno e poi a sera crolla subito, io invece non ho sonno e vorrei stare alzato ancora. Non riesco a dormire, ho provato a contare le pecorelle ma dopo un po' mi stanco, dovrei fare come sister_Bannet media che per addormentarsi gira la testa sul cuscino per qualche minuto e poi parte per il mondo dei sogni, proverò a stare fermo immobile e a chiudere gli occhi.
C'era qualcosa di strano nell'aria in quella notte primaverile già molto calda, non riuscivo a dormire: sentivo le voci di mamma e di zia che arrivavano dai piani inferiori e sempre più insistentemente sentivo un rumore che non riconoscevo, qualcosa di simile ad un cigolio. In camera con me sister_Bannet media e sister_Bannet grande, che ad un certo punto sbotta e urla verso l'altra di smettere di girare la testa sul cuscino perché fa troppo rumore. sister_Bannet media le dice che non si sta muovendo, tempo 30 secondi e sister_Bannet grande mi urla contro di smettere di dondolarmi sul letto perché faccio cigolare la rete e lei non riesce a dormire. Le rispondo che non sono io a muovermi e che quel cigolio non fa dormire nemmeno me. Ad un certo punto il rumore diventa più forte ma si trasforma, ha un suono più grave, come un brontolio profondo. C'è zia che urla, nonno che brontola qualcosa, poi mamma che strilla forte:" i bambini, i bambini !".
Sento un fracasso infernale che viene dalle scale, poi mamma arriva in camera tutta trafelata e ci tira fuori dal letto senza nemmeno accendere la luce. Non so cosa stia succedendo ma scendendo vedo che il poggiolo di legno delle scale si muove e mamma dice di non appoggiarsi, di correre giù, di uscire fuori che c'è il terremoto. Ho guardato bene attorno a me ma non lo vedevo, io non l'ho mai visto il terremoto ma sicuramente era lui che saliva sù per le nostre scale facendo tutto quel fracasso, deve avere una moto potente ma anche vecchia perché faceva un brutto rumore. Ho chiesto ai nonni se loro l'avevano visto ma hanno detto di no, e allora ho chiesto a brother_Bannet piccolo, sicuramente l'ha visto perché è sceso prima di noi e quindi deve averlo incrociato sulle scale prima che scappasse, ma lui è ancora tanto piccolo e non ha saputo spiegarmi bene com'era. Mamma e zia sono spaventate, hanno paura a rientrare in casa, nonno sembra più tranquillo, nonna guarda bene la casa, sister_Bannet piccola dopo aver pianto un po' si è addormentata e noi bambini aspettiamo ansiosi: io non ho ancora capito perché il terremoto è venuto a casa nostra e come mai rompe tutto quando arriva, ma terrò gli occhi bene aperti per vederlo quando torna.
(maggio 1976)

Guardando le drammatiche immagini che arrivano in questi giorni dalle zone colpite dal terremoto in Abruzzo, è affiorato alla mente questo ricordo, perché per la prima volta nella mia vita vivevo sulla mia pelle la presenza del terremoto. La nostra, fortunatamente, fu una zona non colpita ma nella quale sentimmo gli echi della sua voce. Ho, di quella sera, un ricordo un po' surreale, avevo 5 anni e fino a quel momento avevo sentito parlare di terremoto solo in riferimento a bambini o ragazzini troppo vivaci e scalmanati, e l'immagine di questo vandalo che sale le scale di casa con la sua moto facendo un fracasso infernale mi si è impressa nella memoria: il giorno dopo scoprì, dalle immagini del telegiornale, che aveva un aspetto completamente diverso ed era più distruttivo di quello che immaginassi. E a fissarsi nella mia mente furono, più delle immagini di morte e città rase al suolo, gli sguardi disperati delle persone, di chi si guarda attorno in cerca di punti di riferimento della propria vita e si accorge che si sente perso perchè non li trova nemmeno dentro di sé. Sto cullando tra le braccia l'ultimo arrivato in casa Bannet, lui dorme tranquillo e sembra non avvertire niente, come faceva quella sera del '76 anche sua madre, sister_Bannet piccola.

martedì 17 marzo 2009

Fiocco azzurro in casa Bannet


Finalmente è arrivato, si è fatto desiderare tanto e ha voluto fare lo scherzetto a tutti decidendo di fare il suo debutto in società in piena notte: già da questo si capisce che sarà un notturno come una parte degli zii, oppure un festaiolo che proprio non riesce a starsene a casa tranquillo, come l'altra parte degli zii senza creanza. Lo aspettavano incuriositi pure i piccolini già presenti che ora, vista l'età e l'esperienza acquista a suon di poppate, pannolini, bavaglini, frequenza assidua degli asili Upper-Class fino alle prestigiosissime Scuole Statali del Triveneto, ecco ora lo guarderanno dall'alto al basso e potranno iniziare a cospirare verso l'ultimo arrivato, che sicuramente si metterà in concorrenza spietata per rientrare nelle simpatie del super Zio, quello particolare e diverso dagli altri, perché dietro la sua apparenza distante e pacata si nasconde un supereroe con il ciuffo azzurro che scrive su un blog seguitissimo da tutto il mondo gayo. Così nel frattempo mia nipote (la carognetta che ci metterà sotto tutti, ne sono sicuro, è una despota in erba) parte all'attacco preventivo:
-Tzjio, ma quando sono gande mi regali il blop così lo porto all'asilo sullo zainetto e lo mostro a Samantha perchè non capise che il mondo gaeo è un coloe!-
-Beh vediamo, potrebbe pesare tanto tanto, magari quando andrai all'università sarai abbastanza forte per portarlo in giro sullo zaino-
-Ma tzjio mi disegni la baby? con e scape oosa e i biatiini-
-Scarpe rosa e brillantini, e poi, solo le scarpe?-
-Noo , poi meti anche a bosa de viton-
-La borsa di Vuitton? però, pretenziosa la tua Baby. E poi che altro?-
-Bueo cacao-
-Burro cacao, e dove lo mettiamo, nella borsa di Vuitton?-
-Noo, in bocca, bueo cacao coi biatiini-
-E te pareva, pure il gloss luminescente vuole. E i vestiti niente? non la manderai in giro nuda spero, se poi prende freddo e sta male cosa facciamo?-
-Viene pendele ahancia-
-Cosa? chi è che viene a prenderla?-
-Hmm, tzjio mi fa sempe spiegae... Niii Noo, Niii Noo.-
Chissà come mi farà disperare il nuovo arrivato.
Per l'occasione, essendo il pargoletto figlio di my sister piccola, ho deciso che sia il caso di sfoggiare qualcosa in tono con l'evento: sono così indeciso, di solito io propendo per uno stile sobrio e di mettere qualcosa pieno di fiocchi azzurri non mi va tanto: però penso di aver risolto il problema, ho trovato le scarpe adatte. Il primo che si azzarda a darmi dell'eccessiva si becca un malocchio dalla fattucchiera più perfida del Nordest.

sabato 14 marzo 2009

Intimidating_Astonishing_Impossible

Si aggirano attorno a noi, mimetizzati fino a scomparire. Ci osservano con attenzione anche quando incrociamo distrattamente il loro sguardo del quale ci dimentichiamo un momento dopo. Raramente avvertiamo la loro presenza nella nostra vita, ma sono lì, sempre, nel momento in cui le nostre barriere difensive si abbassano, nei momenti in cui i desideri, le frustrazioni e tutti i pensieri tenuti a bada si risvegliano all'improvviso ed esplodono come un vulcano in eruzione. A volte basta aspettare verso sera, al crepuscolo, quando si radunano tra loro, si scambiano informazioni, si accordano sui dettagli da seguire per portare a termine il loro progetto. Ma soprattutto danno voce alle loro peculiarità, ed è tutto un movimento veloce ed impercettibile, un deformare la materia e plasmarla a piacimento, interagire con lo spazio e il tempo e con la vita delle persone.
Ebbene si, lo confesso, di fronte a questi giochini scemi non resisto, anche se ho poco tempo a disposizione, anche se sono stanco, anche se mi sento un po' in colpa perché forse dovrei scrivere di più al mio amore lontano: ma poi penso che anche questo, in qualche modo, è un parlare di me, scoprire una parte di me attraverso una simbologia iconografica, immagini, forme e colori.
Quindi ecco a voi i miei personali supereroi: sono tre e un po' rappresentano come mi vedo, un po' come vorrei essere, un po' l'uomo che mi piace.



Mi sono divertito a crearli attraverso questo sito, The Hero Factory, è la versione moderna di un giochino che facevo da piccolo con le figure di carta da ritagliare , in genere graziose donnine, con tutta una serie di capi intercambiabili. Ringrazio Byb per la segnalazione.

lunedì 9 marzo 2009

piccole voci


Ho cinque anni, vado all'asilo, ma io sono grande ormai il prossimo anno andrò alle elementari così anch'io potrò andare a scuola in bicicletta. Non mi piace più andarci con il pulmino, devo sempre badare ai bambini piccoli dei vicini, ai loro stupidi cestini che non sanno portare da soli perché fanno finta di non essere capaci, sempre a frignare, che bugiardi. Però quando arriviamo all'asilo devo sempre essere io a mettere le loro cose nell'armadietto mentre loro se ne corrono spediti ai giochi: non mi lasciano mai giocare sull'altalena, devo sempre aspettare che la suora ci chiami per il sonnellino ma io faccio sempre finta di non sentire e mi nascondo dietro la casetta di legno. Poi, quando tutti sono rientrati salgo sull'altalena e mi spingo in alto, ma devo fare piano perché non mi sentano e non posso spingermi troppo in alto altrimenti Domizia, la cuoca, mi vede dalle cucine e poi lo va a dire alla suora. Non mi piace fare il sonnellino, io non dormo, sono sempre gli stessi che dormono gli altri fanno solo finta: invece di dormire si passano i giochi che hanno preso di nascosto dai cestoni e si divertono tra loro, non mi lasciano mai giocare con loro. La suora mi ha messo vicino a Franco e io lo odio, è un bambino cattivo e mi dà sempre i pizzicotti sulle gambe, fa i dispetti e poi incolpa me. Ieri sono stato messo in castigo in un angolo lontano dagli altri bambini, la suora mi ha preso per un orecchio e mi ha trascinato via: io ho provato a divincolarmi ma lei tirava forte. L'orecchio mi faceva male, era tutto rosso e suggestionato, tutto per colpa di Franco che se ne stava lì a sorridere alle mie spalle e di nascosto mi faceva le boccacce. Io lo guardavo fisso pensando al modo migliore per fargliela pagare, brutto stronzo.
Così preferisco nascondermi in giardino, salgo sull'altalena e vado a volare, con me c'è Stella la papera di plastica gialla, quella grande, non quella piccola con il becco rotto. Vorrei portarmela a casa ma non posso. Quando sarò grande mi comprerò tante papere e le terrò sempre con me.
Quando la suora si accorge che manco manda Domizia a prendermi, tanto lo so, ma faccio finta che non viene. Domizia ha un occhio di vetro ed è la zia di Samuele, un bambino della mia età. Avevo un po' paura di lei perché mi guardava sempre strano, gli altri bambini dicono che se diventa cattiva ti cava un occhio per sfogare la cattiveria. Un giorno l'ho vista piangere perché Samuele si era fatto male in un incidente, aveva tutta la faccia rotta. Quando è tornato a scuola, dopo un po' di tempo, aveva tutta la testa fasciata, anche il naso e le mani, con le bende come le mummie dell'Africa: una sera , mentre stavamo tornando a casa ho visto Domizia che lo stringeva e lo baciava forte forte: allora ho capito che certi bambini non sanno niente e raccontano solo bugie.
Oggi ho fatto un bel disegno, mi piace usare i colori, sentire l'odore delle cere e dei pastelli: c'era una bella barca in mezzo al mare con tante onde celesti e la bandiera che sventolava. Ho messo tante stelle nel cielo e anche la luna: è difficile da disegnare, ma poi penso che assomiglia ad una banana e allora mi viene più facile. Ho voluto mettere anche il sole, nell'angolo in alto, lontano, con un bel sorriso e due occhi grandi. Era così bello, con tutti i raggi giallini chiari e scuri, un po' lunghi e un po' corti.
Alla suora non piaceva, poi mi ha urlato forte perché voleva che lo toglievo, se c'era la luna non poteva esserci anche il sole, diceva, ma a me non importava, li volevo così, insieme. Lei ha preso la penna blu e l'ha sporcato tutto con dei brutti segni sopra: ho preso il mio disegno, l'ho piegato e l'ho messo nella tasca del mio grembiule, al sicuro, e non le ho più parlato, anche quando lei cercava di farmi le moine, anche quando ha detto a tutti che io avevo disegnato il sole con la luna e, come tutti sanno non è così che si deve fare; gridava forte e tutti ridevano, io non l'ascoltavo più. Io un giorno ho visto la luna insieme al sole, era quasi ora di cena, la luna era chiara, si vedeva poco ma c'era. Forse lei quel giorno non l'ha vista, o forse non le bastano più nemmeno gli occhiali per vederci, sono così grossi e brutti: non m'importa, io l'ho vista e c'era anche il sole.
Sono corso nel corridoio degli armadietti e ho cercato il mio, è quello con il disegno della giostra che gira, come quella grande che c'è in giardino, che però non gira, non so perché, forse è rotta. Il mio armadietto profuma di fragole e pesca, c'è il mio asciugamano, un fazzoletto e il cestino: ho nascosto lì dentro il mio sole ma prima l'ho accarezzato, così non piangeva.
Ho mostrato il disegno a nonna e abbiamo provato a cancellare i brutti segni della suora, ma non sono venuti via: nonna dice di non essere triste, perché è come quando d'estate piove, durante una giornata di sole.
Pioggia della strega l'ha chiamata, non so chi è la strega ma mi piace.
Ho recuperato questo racconto da un vecchio blog che ho tenuto in passato ma che avevo reso pubblico solo in parte, è una sorta di dialogo con quello pubblicato da Gan nel suo blog nonsosescendo, dialogo tra voci di bambino.

domenica 1 marzo 2009

BOFILIELLA_new album_2009


Anche Asa_Ashel presenta il suo lavoro discografico partecipando al concorso che vede schierata la crème dell'aristocrazia blogger-gaya italiana.
Per chi fosse interessato a partecipare vi rimando al link con il regolamento da seguire.
Infine solo questo blog è in grado di svelare in anticipo tutti i segreti che circondano con un alone di mistero quello che si prefigura come un evento che tutti aspettavano nel mondo della musica.
Nome della band_ BOFILIELLA
Titolo dell'album_ Your Wife Asks For Nothing
Photo_ fonte Flickr
Graphic_ Asa_Ashel design

A breve nei migliori negozi di musica.
per i più curiosi, il genere musicale è di tipo...rock rombante

Coppie di fatto: aggiornamenti


Riporto pari pari da il mattino di Padova questo articolo, perché come sempre le notizie più interessanti passano in secondo piano, e soprattutto perché sembra che le cose di cui non si parla nei media semplicemente non esistano.

L’anagrafe per le coppie di fatto a Padova c’è ancora, funziona ed è sempre uno strumento fondamentale per le unioni di fatto, siano omo o eterosessuali. A ricordarlo arriva un opuscolo, stampato in decine di migliaia di copie, e che sarà distribuito sabato e domenica assieme al mattino. Una campagna d’informazione promossa e finanziata per una cifra che arriva quasi ai 10 mila euro, dall’Arcigay del Veneto, l’associazione Linfa (Lega nuove famiglie) e dalla Cgil provinciale guidata da Andrea Castagna: «E’ un vademecum che promuove maggiormente uno strumento che ha avuto grande visibilità nel momento della creazione ma poi rimasto un po’ sottotraccia - spiega Alessandro Zan, consigliere di Sinistra laica e presidente dell’Arcigay regionale - tutte le coppie che si sono registrate hanno riportato vantaggi dalla loro decisione». Nel pieghevole si spiega come ottenere il certificato (una procedura semplice, soprattutto se si ha già la residenza, che si può svolgere in qualsiasi ufficio anagrafico) e i vantaggi che esso implica. Fra gli altri: l’iscrizione nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi pubblici, il risarcimento di danni morali e materiali in caso di morte del convivente causata da colposamente da terzi, agevolazioni sui servizi alle coppie. Al momento sono circa 80 i conviventi in anagrafe. Quaranta coppie in oltre due anni, un numero che Zan spera di veder aumentare nei prossimi mesi: «Con l’iscrizione all’anagrafe viene rilasciato un certificato che taglia la testa al toro, la coppia che lo chiede ha tutti i diritti previsti dalla legge per i conviventi», spiega Giuliana Michelini, giurista ed esponente della Linfa. Una cosa non da poco, visto che al momento, nella vita di tutti i giorni, i diritti di chi convive si basano spesso sul buonsenso di chi si ha di fronte. Come dimostrano due storie riguardanti i dati di salute. «E’ successo che medici si rifiutassero di rivelare dati sanitari o diritto di visita al convivente di un paziente, per cambiare idea dopo la presentazione del certificato - ricorda Zan - a Padova è capitato a due coppie, una situazione di stallo risolta grazie al registro». Le due associazioni e il sindacato scendono in campo per ricordare il frutto di una lunga battaglia, che ha visto Padova arrivare prima in Italia. Era il 4 dicembre del 2006, infatti, quando fu approvata in consiglio comunale, a grande maggioranza, la mozione presentata da Zan.

lunedì 16 febbraio 2009

altre voci


Ho rubat...ehm, preso a prestito questa graziosa immagine dal blog di voglioscendere perché, con tutta la sua ironia, dice esattamente quello che vado pensando da un po' di tempo. A dire la verità non ci sarebbe molto da stare allegri visto quello che stanno facendo quelli del manicomio delle libertà e dei loro amici all'opposizione. Leggere poi la notizia che quella faccia da culo di fondo di tinozza da Ceppaloni vuole tornare nell'agorà della politica attraverso la porta di servizio del parlamento europeo mi ha fatto girare grandemente quelle cose un po' rotonde che mi ritrovo tra le gambe, checché ne dicano certi detrattori.
Ma riusciremo mai ad eliminare dalla scena politica italiana certi parassiti?